martedì 26 maggio 2015

Renzi è ignorante o sottilmente cattivo ?

Volevo fare un post sulla mia delusione-Renzi (di cui pure fui sostenitore).
Non ho avuto tempo: ci tornerò.
Volevo parlare del fatto che per il 24 maggio pare (notizia non smentita) che il governo abbia chiesto ai comuni di esporre la bandiera e il comune di Bolzano (con una sua logica coerente) l'ha esposta a mezz'asta.
Se fossi stato io il governo avrei commemorato questa data come un giorno di lutto. Innanzitutto per i morti che la guerra ha causato. Inoltre per come l'Italia è entrata in guerra. Ricordo che la maggiornanza della popolazione NON voleva la guerra: la maggioranza dei socialisti, la Chiesa, Giolitti che da buon piemontese, si accorgeva che una guerra così - non una guerra lampo- aveva dei costi e richedeva un'organizzazione che l'Italia allora non aveva: quindi la sua entrata in guerra avrebbe determinato "costi" enormi di tutti i generi, mentre promettendo la neutralità si poteva ottenere per via diplomatica Trento e Goriza e qualche forma di autonomia per Fiume e Trieste.
Pochi erano quelli favorevoli: esuli dal PSI (Mussolini) intellettuali (padre Gemelli, d'Annunzio...) ma lo erano il re, il capo del governo ed il ministro degli esteri che SENZA INFORMARE IL PARLAMENTO si accordarono con l'Intesa. Quindi l'entrata in guerra fu una prevaricazione dell'esecutivo, un atto di decisionismo che costo centinaia di migliaia di vite e ancor più di giovani con ferite che resero ardua l'esistenza futura.
Ora mi domando: nel non aver sottolineato il lutto, ma chiesta l'esposizione della bandiera i casi sono due:
1) Ignoranza della storia
2) Si vuole proprio sottolineare la bontà della "governabilità" cioè un decisionismo che prevalica le istituzioni democratiche. Se è così...

mercoledì 15 aprile 2015

La filosofa e la ciamporgna

Le mie letture di questo periodo:
- La conversione al Cristiamesimo nei primi secoli - G. Bardy. Finito, è stata una rilettura, molto interesante, ma non sarà il tema di questo post.
Poi, in parallelo: Hannah Arendt - La banalità del male e Stefanie Iris Weiss - EcoSex.
Partiamo dal secondo. Un libro demenziale, tenendo conto che chi l'ha scritto non scherzava, quasi un esempio di umorismo involontario. Analizza le azioni legate alla vita sessuale ed affettiva di una persona e si domanda se ogni azione è eco-compatibile. La rosa che regali alla fidanzata: è stata coltivata con pesticidi? si è fatto ricorso al lavoro infantile? come posso saperlo?...e va avanti così per il letto che usi, come prepari la cena etc...
Vi sono alcuni giudizi che condivido sostanzialmente: 1) i preservativi sono sacchetti si plastica, quindi inquinano (a meno che etc...) 2) Il ragazzo che passa a prendere la ragazza in auto è roba demodè, da anni '50 - per loro americani, per noi da anni '60. Oggi è meglio trovarsi a metà strada in luoghi raggiungibili in autobus o farsi un giro in bici.
Comunque fa troppe concessioni al politically correct (esempio sul tema dell'aborto) e certi passaggi mi sembrano scritti per ciamporgne paranoiche.
Però, e qui interviene Hannah Arendt, che mi fa spezzare una lancia in favore della ciamporgna Stefanie.
La mostruosità di Eichmann consiste nel fatto che Eichmann non fosse un mostro, un sadico, un assatanato. Era "soltanto" un carrierista, uno che voleva farsi una posizione, e per fare ciò doveva fare bene i compiti che gli venivano affidati. Tra l'altro Hannah Arendt subì forti pressioni ed incomprensioni per questo, infatti il "pubblico" voleva un Eichmann violento, sanguinario, accecato dall'ideologia; invece è solo un burocrate efficiente. Ma un alienato. Uno che isolava le sue azioni con i nessi che queste avevano. Come tanti bravi pardri di famiglia nel mondo che fanno carriera nelle fabbriche di armi con cui oggi si stanno uccidondo Siriani, Iraqeni, Yemeniti, Nigeriani, Sudanesi, Ucraini, Ucraini-Russofoni, Messicani... 
Invece la ciamporgna  Stefanie tende a trovare nessi tra le sue azioni .
Ricordo il famoso episodio di don Giussani che, in una notte stellata in una via poco illuminata s'imbattè involontariamente in una coppia che amoraggiava. “Cosa c’entra quello che state facendocon le stelle?” Esclamò don Giussani.
Il problema della ciamporgna Stefanie è che forse le sue stelle sono un po' troppo basse. Le auguro di poterle alzare.

mercoledì 8 aprile 2015

Piazza Juventus a Torino -Toponomastica esoterica

Facevo prima elementare. Ero appena uscito di scuola e sulla porta c'erano varie mamme e nonne in attesa dei loro discendenti. Nel tratto che facevamo tornando a casa a piedi, si chiacchierava, saltellava, ci si rincorreva .... insomma non finivamo sbattuti nell'abitacolo, magari saturo di fumo e arbre magique, comunque di stress e fretta. Una volta la mamma del mio compagno Guido (evito il cognome per la privacy) - e Guido era un nome che mi pareva orrendo, guido voleva dire guido la macchina cioè impedisco di gironzolare per la strada, faccio rumore incidenti puzza ...-  insomma sta donna mi chiese dove abitassi e io dissi il mio indirizzo, poi spiegai bene dove fosse il luogo e lei esclamò "Ah sì, ho capito, abiti in piazza Juventus!"
Rimasi di stucco, non avevo mai sentito chiamare quel luogo.
Ho scoperto poi che vi sono ragioni storiche che giustificano le toponomastica di quella signora.
Se fossi la Juventus, invece di inventare strane forme di autocelebrazione, darei una congrua mancia al comune di Torino per dedicare quella piazza (o una via che non ha nome e si trova a meno di 100m da quella piazza) alla Juventus - almeno ci sono ragioni storiche.
Sfida ai casuali lettori di questo blog: Qual'è piazza Juventus?
Oltre a piazza Benefica (giardini Martini) e Polo Nord (piazza Marmolada) quali altra toponomastica esoterica conoscete?

sabato 4 aprile 2015

Innovazione: Pane e vino, due strade diverse.

Ho atteso molto a fare il mio 100esmio post. Spero di riprendere  a postare con intervalli meno ampi.
Di che parlo? di innovazione. Una parola molto trandy, tutto deve essere innovativo, come in altri contesti di marketing tutto deve essere biologico.
Nel libro Antifragile, mia principale lettura della scorsa estate, si parlava della neomania, e l'autore criticava la moda del nuovo fine a se stesso.
Il problema dell'innovazione secondo me occorre seguire la seguente mappa.
1) capire a cosa serve un prodotto. Elencare le diverse utilità e caratteristiche.
2) definire i punti in cui si vuole migliorare ed apportare le modifiche "innovative"
3) fare dei test di regressione, cioè verificare che il "prodotto innovativo" che migliora una certa funzione, non crei problemi o peggiori le altre prestazioni garantite dalla "maniera vecchia".

Ho già parlato del pane (e pasta) raccontando dello scontro con l'eresiarca Camillo Langone, che negando l'esistenza dei celiaci, si domadava come un popolo di pastasciuttari potesse essere diventato celiaco. La sua obiezione sarebbe potuta essere giusta se il frumento fosse stato lo stesso di 50 anni fa, ma non lo è. Sono cambiate le specie di grano coltivate, spesso ottenute da modificazioni genetiche ottenute via radiazioni, ed è cambiato uil processo produttivo con l'introduzione della mietitrebbia che ha tagliato i tempi di lavoro, ma anche la fase in cui il grano tagliato in attesa di essere mietuto subiva trasformazioni chimiche che ne miglioravano la digeribilità. Innovazione che ha aumentato la quantità, diminuito i tempi(=costi) ma diminuito il potenziale numero degli acquirenti.

Il vino ha seguito un percorso diametralmente opposto. Un tempo il vino era bevuto in grande quantità. Ricordo l'uso dei bottiglioni da 2 litri che oggi giaciono nelle cantine degli ottantenni. Negli anni 70, quando andavo a vendemmiare, i viticultori ricordavano i bei tempi in cui la vendemmia era una festa, da una collina si sentiva una voce che intonava "Marja Gioana l'era 'n sl'us!" e dall'altra il coro rispondeva "L'era 'n sl'us cà filava oh!"  e dicevano... oggi invece occorre fare tutto in fretta... in fretta per tagliare sui costi ed ottenere un margini da un prodotto che attirava sempre meno. Il vino non ha seguito la strada più quantità, processo produttivo più rapido per minimizzare i costi. Non poteva, perchè così facendo non avrebbe comuqnue retto la concorrenza della CocaCola.... Ha migliorato la qualità, è diventato un prodotto di pregio. Viene venduto a prezzi molto più alti, personalmente il Barolo è fuori dal mio buget, ma oggi bevo Barbere che non mi fanno rimpiangere i Nebbioli assaggiati quando avevo 20/25 anni. Per non parlare del Dolcetto il mio vino preferito per certi pasti invernali, il Brachetto ottimo con i dolci, o per uscire dai patrii confini del Piemonte, il Refosco dPR che ha allietato le miei ultime vacanze in Friuli, o un vino marchigiano che mi ha entusiasmato o il Lambrusco che disprezzavo ed ora sto rivalutando.

Innovazione? dipende....

martedì 3 marzo 2015

L'Informatica (e non solo) ai tempi dello Zio Tom

Leggo da H. Klein, Il commercio atlantico degli schiavi  parlando, nella prima parte di impostazione generale, della schiavitù nel mondo antico dice
"La differenza fra gli schiavi e gli altri lavoratori in termini di mansioni svolte o di diritti immediatamente fruibili era dunque minima. Ma ciò che distingueva gli schiavi da tutti gli altri lavoratori, rendendo la schiavitù un'istituzione riconosciuta e importante,era l'assenza di lagami familiari, consanguinei e comunitari. E in effetti era proprio questa mancanza di vincoli con la stirpe,con la comunità e con la terra a rendere gli schiavi così appetibili nel contesto di un mondo preindustriale...." 
"
Mi ricordo alla fine degli anni '80, quando, dopo aver girato il mondo, davanti ad un progetto che prevedeva trasferte anche lunghe (non i classici uno/ tre giorni per un convegno, corso, meeting che fanno anche piacere) ma sviluppi presso il cliente etc.. notare alcune difficoltà oggettivi, il rampante anni 80 escalmare con disprezzo "quello è ancorato al territorio".
Mi accogo che oggi da un lato si tende a ridurre i legami personali (divorzio breve, convivenze, single-è-bello) e "tribali" (amicizie sempre più virtuali, globalizzazione degli stili di vita etc..) e da un altro lato si parla sempre più di flessibilità del lavoro----
Non è che le cose sono correlate?
E, secondo il libro di Klain di che cosa sono sintomo?
Sorge qualche sospetto!!

mercoledì 4 febbraio 2015

Dopo molto - Riprendo con una considerazione

Dopo molto tempo riprendo a scrivere su questo blog.
Nel frattempo sono successi molti fatti, sia personali che "storici".
Su uno mi voglio soffermare: si tratta dei terribili attentati accaduti a Parigi. Permetto che sono fatti gravissimi, premetto che la religione non giustifica nessun omicidio (in particolare le religioni che contengono la narrazione del "padre nella fede" a cui l'Angelo di Dio blocca la mano che stava per sacrificargli il figlio: il messaggio è chiarissimo!).
Ebbene a me ha lasciato sconvolto un particolare che ha reso evidente la mia distanza da questo mondo cosiddetto occidentale.
I servi di Satana (che si sente molto onorato ad essere chiamato dio grande!) hanno ucciso a) in un giornale di opinioni senza fatti b) in un negozio di cibi etnici.
 E' stato fatto un gran clamore sul bersaglio a) visto come simbolo, mentre è stato totalmente trascurato il valore simbolico del bersaglio b).
Per me, considerato il fatto che i morti sono sempre morti e gli assassini assassini, da un punto di vista simbolico è più grave il b)
Cos'era Chalie Hebdo? Un mezzo di comunicazione unidirezionale. Un mezzo che prevedeva un capitale accumulato, dei proprietari dei mezzi di produzione dell'informazione, un sistema di distribuzione. Si rivolgeva in modo asimmetrico con il pubblico. CH non aveva, per quanto ne so, nè i Robert Capa, nè gli Igor Man o Oriana Fallaci che intervistavano i personaggi più disparati o i Domenico Quirico.... Il giornalista era quello descritto da Jerome ne "I Pensieri Oziosi di un Ozioso", ma soprattutto faceva satira, ovvero insultava e arroccava la gente nei suoi pregiudizi.
Invece il cibo, quanto è, diciamo così, etnico, alternativo, tradizionale ... è un linguaggio di comunicazione paritario, capace di creare contatti, abbattere pregiudizi, raccontare storie, perseverare la memoria, sperimentare novità con un piede nel passato.
Ho ben presente me stesso, quando mangio alle sagre della Liguria o in Carnia, come mi sento in contatto con quei luoghi, quei popoli e la loro storia. E quando in inverno a Torino tiriamo fuori qualche "souvenir" del genere "prosciutto di Sauris" Formaggio di Enemonzo... come ci sentiamo proiettati verso quei luoghi.
 Invece tante parole, anche a sproposito su Charlie Hebdo. E' stata anche tirata fuori la famosa citazione di Voltaire, ma secondo me a sproposito, perchè appunto si tratta di esprimere un idea, cioè un giudizio organico e costruttivo, non un insulto gratuito, e poi l'espressione deve essere paritaria. Personalmente, affinchè i proprietari dei mezzi di comunicazione monodirezionali possano insultare, non sono disposto nemmeno a graffiarmi un dito.
Nessun commento invece sulla gravità dell'attacco alla libertà del cibo.
 Mi sembra di appartenere ad un altro mondo. Al mondo "del dialetto" (ma questo è un altro discorso)

mercoledì 7 gennaio 2015

Perchè si è ridotta la frequenza dei miei post?

Perchè non ho nulla da dire?
No, perchè non ho tempo.
Quel poco tempo che ho per "giocare" con internet, l'ho usato per provare l'ebbrezza di pubblicare un e-book utilizzando la piattaforma Narcissus.

domenica 21 dicembre 2014

Buon Natale 2014

Sono stato un po' lontano da questo blog, perchè non avevo molto tempo, e quel poco che dedicavo al PC serale in altenativa all'obsoleta, bolsa, demodè TV, lo dedicavo ad ascoltare musica da Youtube, a scrivere un e-book (penso di pubblicarlo a fine anno) leggere vari giornali on-line.
Anche quest'anno faccio gli auguri ai malcapitati che per errore arrivano su questo blog.
Non ho particolari racconti da aggiungere. La mia vena, rispetto agli anni passati si è esaurita. Buon Natale.

domenica 30 novembre 2014

Allergie.

I giudizi cambiano. Un tempo trovavo Il Foglio un giornale interessante, mentre mi infastidiva la posizione del Fatto, che tendeva a generare rancori e la storia del secolo scorso insegna che il rancore dell'impiegato trova spesso gestori interessati. Ma ho trovato una violenza del piccolo borghese espressa in modo ancora peggiore ne IL FOGLIO.
Già il giornale era pesantemente scaduto con la lettera a Papa Francesco. (mia nonna avrebbe detto "mostrije ai gat a rampiè") poi insopportabili le "preghiere" di Camillo Langone. Come molti protestanti da quattro soldi, per fortuna non tutti, tira per i capelli citazioni bibliche per avvalorare opinabili tesi. Ha certe fisse legittime, gli piacciono le tonache dei preti e le candele e le sacralizza come paradigma di cattolicità. Ad una giusta critica di certi eccessi degli animalisti, lui risponde con idiozie ben peggior.
Ma la cosa più raccapricciante sono i due articoli due contro la normativa che prevede che i ristoranti avvertano di possibili ingredienti allergenici e agiscano per permettere agli ospiti con allergie di mangiare presso di loro.
Ho un figlio allergico al pesce che ha un amico allergico (ancora peggio!) all'uovo.
Premesso che mio figlio, ma qui in ITALIA dove l'uso del contatto umano è ancora in vigore, chiede gli ingredienti e avverte delle sua allergia. La critica alla normativa, se la si voleva fare, era una critica alla scarsa "italianità" dell'Europa. (Nelle grandi catene di ristorazioni non chiedi a "Pino" che ti prepari "il solito"!).
Invece Langone "Gli allergici mangino a casa loro!" Teorizza la cultura dello scarto, tanto per contraddire Papa Francesco!
Peggio è stato un articolo serio in cui contraddiceva l'esistenza dei celiaci, in un popolo di pastasciuttari.
Questa è ignoranza pura, perchè è vero che c'è stato un reciproco adattamento delle speci coltivate per l'alimentazione e la popolazione, per cui in teoria dopo secoli quello che una popolazione coltiva è quello che digerisce. Questo, che per il grano ha raggiunto l'apice ai tempi di Mussolini, si è spezzato negli anni 70:
- con l'introduzione di nuove qualità, che non hanno avuto la selezione darwiniana sulla popolazione, (leggasi Antifragile) nè mi risulta che prima di coltivarle ci siano stati particolari test sulla loro "digeribilità"
- con l'introduzione della mietitrebbia che salta una fase del processo produttivo da secoli utilizzato, cioè i fenomeni chimici che accadono nel grano mietuto in attesa di essere trebbiato.
Tento di spiegare questo in un commento, che si incunea tra quelli di lettori che detestano le imposizioni tout-court. Il commento che mi viene dato in risposta dice sostanzialmente che ci sono maggioranze e minoranze e proteggere le minoranze ha dei costi che alla lunga impoveriscono tutti.
A parte la crudeltà di questo (la maggioranza della gente sta fuori dall'ospedale....) è errato per due motivi.
1) Ognuno di noi è minoranza per qualcosa e maggioranza per qualcosaltro, oggi. Domani il qualcosa e qualcosaltro saranno cose diverse. Quindi mediamente siamo sempre in pareggio.
2) I costi per includere tutti, sono investimenti con un doppio ritorno: 1 ritorno è proprio che mi sforzo per trovare nuove soluzioni e quindi mi ingegno, mi attivo, progredisco etc... 2 ritorno è che "l'incluso" a sua volta può dare un contributo positivo che da escluso non avrebbe potuto dare.
Il liberalismo questo non lo capisce.

Dopo che l'evidenza aveva dimostrato a tutti i socialisti europei che l'URSS non era un esempio da seguire e i comunisti italiani faticavano ad ammetterlo, Berlinguer fu costretto a muovere critiche all'URSS, timidamente disse che l'Unione Sovietica presenta "tratti illiberali". In realtà quello fu un complimento!

sabato 11 ottobre 2014

Ribadisco, son pà fòl!

In un mio post criticavo la superstizione secondo la quale l'Unione Sovietica è andata in crisi perchè "il comunismo appiattiva tutti i salari, quindi disincentivava l'homo homini lupus carrieristico, elemento che è alla base del progresso della civiltà occidentale".
Spiegavo come 1) la società sovietica fosse invece una società fortemente gerarchica e meritocratica  2) una società competitiva, individualista e poco solidale - quarda caso il movimento alternativo si chiamava Solidarnosc 3) la causa dell'inefficienza economica era da spiegarsi in altro modo, e a me pareva che fosse principalmente nella rigidezza dalla pianificazione top-down.
Ho letto di recente Antifragile - libro di cui consiglio la lettura, anche se tende a divagare qua e là e talvolta mi pare che pratichi il cherry-picking di cui accusa gli altri intellettuali. Una cosa che nota come "ERRORE" è quella di confondere le "macchine" con i "sistemi viventi" e le società, aziende o stati, sono sistemi viventi, non macchine. ( i manager delle industrie dovrebbero essere biologi, non ingegneri :-]  )
Questo approccio "scientificamente burocratico" è alla base dell'incapacità dell' URSS di ottenere dei risultati nonostante un dispiegamente di forze ciclopico.
Questo articolo (recensione di un testo che prima o poi vorrei leggere) ribadisce, approfondisce e spiega meglio il mio pensiero.


giovedì 25 settembre 2014

Relata Refero 1 - OpenOffice


Va bene, l'Edamer non è un gran formaggio, ma mi sembra che il controllo ortografico di OpenOffice versione italiana sia un po' troppo severo !!!!